L’amore resta. Il “per sempre” vacilla.

L'amore resta. Il "per sempre" vacilla.

Ci sono idee che cambiano lentamente, quasi senza che ce ne accorgiamo. Una di queste riguarda il matrimonio.

Nel 1999 il 78% degli italiani era d’accordo con l’affermazione: “Un matrimonio dura per sempre”.

Nel 2025 la quota è scesa al 60%. Ancora più significativo è il calo di chi esprime il massimo livello di accordo: dal 46% al 22%.

Non si tratta di una diminuzione dell’importanza attribuita ai legami affettivi.

Piuttosto, cambia la fiducia nella loro durata.

L'amore continua a essere un valore centrale nella vita delle persone.

Ciò che si indebolisce è la convinzione che una relazione possa restare immutata nel tempo. Le differenze tra gruppi sociali raccontano una storia interessante.

La fiducia nella durata del matrimonio rimane più elevata nei piccoli centri e nel Mezzogiorno, contesti nei quali le reti familiari e comunitarie continuano a svolgere una funzione di sostegno importante.

Al contrario, nelle realtà più urbanizzate e individualizzate emerge una maggiore cautela. Anche le donne mostrano livelli di fiducia inferiori rispetto agli uomini.

Un segnale che richiama le trasformazioni avvenute nei ruoli familiari, nelle aspettative personali e nell'equilibrio tra vita privata e lavoro.

I dati non raccontano la fine dell’amore.

Raccontano piuttosto il passaggio da un modello fondato sulla promessa della durata a uno in cui la relazione viene sempre più valutata per la sua capacità di generare benessere e realizzazione reciproca. L’amore resta. Il “per sempre”, molto meno.

CSA Radar

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