Consumiamo di più. Ma vorremmo consumare meno.

Consumiamo di più. Ma vorremmo consumare meno.

Un orientamento diffuso attraversa oggi le scelte di consumo degli italiani.
Non riguarda un singolo settore, ma il modo stesso di rapportarsi ai consumi.

L’idea che lo sintetizza è semplice:
“Dovremmo comprare soltanto ciò che è strettamente necessario.”

L’80% della popolazione si dichiara d’accordo con questa affermazione.
Il 30% è molto d’accordo.

Non si tratta di un atteggiamento marginale.

È una sensibilità diffusa, che negli ultimi vent’anni si è progressivamente rafforzata.

Colpisce soprattutto alcuni segmenti: le donne, la fascia tra i 35 e i 45 anni, i grandi centri del Nord.

Proprio nei contesti che in passato avevano espresso i livelli più elevati di consumo.

Si afferma così una forma di “post-consumismo”. Non una rinuncia al consumo, ma una sua rielaborazione.

I dati di spesa mostrano infatti una crescita continua dei consumi. La differenza non sta nella quantità, ma nel modo.

Questa tensione si traduce in comportamenti concreti: maggiore attenzione alla qualità, alla durata, agli sprechi, alla selettività nelle scelte.

Il consumo non scompare. Diventa più consapevole.

I numeri raccontano una trasformazione profonda: non meno consumo, ma un consumo che cerca coerenza tra ciò che si fa e ciò che si ritiene giusto.

CSA Radar

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